Festival di Brescia e Bergamo – Il Liszt di Andaloro: finezze e trascinante virtuosismo

Applausi entusiastici per il pianista Giuseppe Andaloro che ieri sera al Teatro Grande per il Festival ha proposto un programma di alta difficoltà, con musiche di Liszt, Bartok e Ligeti. Liszt faceva naturalmente la parte del leone, con “Nuages gris”, “Venezia e Napoli”, i “Tre Studi da Concerto” e la Rapsodia Ungherese n.12, opere di natura e di destinazione molto differente, ma che possono essere considerate un riferimento per Bartok e per Ligeti. In particolare “Nuages gris”, stranissimo brano praticamente atonale dell’ultimo Liszt, per la concisione e l’atmosfera astratta apre la via allo straordinario Sostenuto della Suite di Bartok, mentre per densità si può accostare ai Capricci di Ligeti. I complessi accenti dei ritmi popolari magiari, trasfigurati e come “romanzati” nelle Rapsodie Ungheresi lisztiane, stanno alla base del linguaggio bartokiano, come tutto il folklore balcanico e, in parte, arabo. E poi c’è Liszt e Liszt: quello che trionfava su tutti in ogni salotto o teatro con pagine che sono un vero cimento tecnico, quello che “aggrediva” il pianoforte a cui chiedeva di essere un’orchestra…C’era un po’ tutto questo nell’arduo programma di Giuseppe Andaloro, che ha iniziato con “Nuages gris”, un banco di prova per le sonorità, che il pianista ha superato benissimo, regolando i suoni di ogni frase, sì da ottenere un clima improvvisativo. L’inclinazione all’analisi di Andaloro, lo portano a scavare all’interno del discorso musicale, a legare le frasi sostenendo l’armonia, a creare crescendi interni ritmici e timbrici (specie nei tre Studi), particolarità e finezze espressive che rendono il suo Liszt elegante anche quando l’eloquio musicale è istrionico, come nella Tarantella, nella Rapsodia. Composto, lucido, bravissimo, Andaloro possiede una tecnica trascendentale, ed ha continuato a nobilitare Liszt, ad esempio avvolgendo la Gondoliera di allure nostalgica, di mistero la Canzone (e così ne accentuava la modernità). Il suo suono è molto chiaro e tornito e si adatta splendidamente ai due bellissimi, scherzosi Capricci di Ligeti ..  Alla fine della trascinante Rapsodia il pubblico è scattato e Andaloro ha concesso tre bis: “Widmung” di Schumann-Fiorentino, il Preludio in do minore di Rachmaninov e temi di “Ruslan e Lyudmila” di Glinka-Volodos.

Fulvia Conter

“Il Liszt di Andaloro: finezze e trascinante virtuosismo”

Fulvia Conter
Giuseppe Andaloro